Il cantiere multicolore: il reportage del Cpt

 

Il cantiere multicolore

Se si fa un viaggio in uno dei tantissimi cantieri di Roma, quelli che stanno facendo sparire sempre di più l’agro romano delle periferie, e se si riesce a entrare in uno di questi (cosa che non dovrebbe essere consentita a meno che non siate degli addetti ai lavori), scoprirete che lo stato dell’arte del vero melting-pot culturale italiano alberga proprio lì. L’Italia, e nella fattispecie le grandi città come Roma, sono ancora ad anni luce di distanza dal diventare delle metropoli culturali dove passeggiando per strada non si fa assolutamente caso alle persone che si incontrano, alle loro etnie, alle loro usanze. Roma, ma come le altre metropoli italiane, non è ancora una città dove non si fa attenzione ai manifesti affissi sui muri scritti nelle lingue più incomprensibili. La fusione culturale invece è bella che consumata nelle metropoli europee, meno, molto meno a Roma quindi, figuriamoci nel Frusinate dove spesso alberga ancora una mentalità restia alle innovazioni. I ciociari però, quelli che lavorano nell’edilizia, stanno già affrontando da parecchio tempo le varie mescolanze delle etnie che popolano i tanti enormi cantieri romani. E’ assolutamente normale per loro infatti imbattersi in colleghi di lavoro provenienti dalle parti più disparate del mondo, con i quali collaborare, fraternizzare e quindi convivere. Un crogiolo di influenze culturali e altrettante lingue parlate sul cantiere in aggiunta ai già numerosi dialetti italiani per una babele senza confini. Questa convivenza multiculturale ha diversi aspetti che è il caso di analizzare. Il problema della lingua, della formazione, è spesso una delle cause degli incidenti sul lavoro. Molte volte infatti questi lavoratori trovano occupazione di manovalanza pur sprovvisti di un italiano di base, quello che si rende necessario per capire il proprio datore di lavoro, o capo squadra, alfine non solo di recepire gli ordini per le fasi di lavorazione, ma anche di capire come lavorare e soprattutto come farlo senza farsi male. La lingua diventa realmente un problema se, come in un cantiere che abbiamo visitato ultimamente, si trovano a lavorare nello stesso punto italiani, ucraini, moldavi, polacchi, russi, romeni, ecuadoregni, messicani, albanesi, marocchini. Tutti assieme, spesso scappati da situazioni di povertà, strappati alla famiglia e arruolati nella costruzione continua di Roma. Il lavoro più duro in questi casi, non è tanto quello strettamente legato allo sforzo fisico, ma è quello del capo squadra, o del capo cantiere, o del datore di lavoro che spesso lavoro con loro nel cercare di coordinare e tutti e farsi capire. Un lavoro difficile, difficilissimo che ha risvolti poetici e simpatici quando vedi il capo squadra alatrese o bovillense italianizzare i vari nomi degli operati. È così che Florin diventa Fiorenzo, che Moustapha è realmente presente e non è più in favola, Josè diventa Giuseppe, Victor diventa Vittorio, Marian Mariano, Remus diventa Remo e via dicendo. Difficile ricordare tutti i nomi, ce ne sono alcuni spesso impronunciabili, e pensiamo quindi quant’è difficile spiegare loro alcuni concetti sulla sicurezza nei cantieri quando a malapena riescono a capire i concetti di base dell’italiano. Se si lavora tranquillamente tutti assieme, superando qualsiasi barriera legata alla provenienza, al credo religioso o quant’altro, è curioso notare come a mezzogiorno in punto si formino svariati clan per consumare la pausa pranzo. Gli operai stranieri infatti si raggruppano spesso per provenienza, sentendo forse il bisogno di fare gruppo con i propri connazionali per parlare liberamente nella lingua natia e schivando il refettorio comune, preferendo mangiare seduti su una tavola in qualche parte isolata del cantiere. Il tempo dirà se queste piccole barriere saranno superate. Intanto la percentuale dei lavoratori stranieri iscritti alla Cassa Edile di Frosinone è in costante aumento, attualmente si attesta attorno al 20% circa del totale lavoratori pari a oltre duemila unità. Un dato che ha registrato una crescita costante anche di fronte al calo occupazionale degli ultimi tempi. Basta vedere anche il dato dei nuovi inserimenti professionali, quelli che passano attraverso le scuole edili per le “16 ore” di formazione obbligatoria come da norma contrattuale nazionale. Ogni lunedì e martedì a Sora si presentano lavoratori quasi sempre stranieri e anche qui delle più strane provenienze, ultimamente c’è stato anche un pakistano. Discorso a parte merita poi l’argomento del caporalato. Il suo utilizzo è molto più frequente nelle grandi aree ma anche a Frosinone come da studio della Direzione Provinciale del Lavoro si è riscontrato un aumento nell’anno in corso. La crisi economica ha evidentemente accentuato il ricorso alla manovalanza reclutata irregolarmente. Come riuscire quindi a farsi capire dalla platea più multiculturale mai vista prima? Parlando il più semplicemente possibile! Quando si effettua il test di comprensione della lingua si cerca di far leggere gli operai; c’è chi è più schivo e timido e chi invece smania di dimostrare di saper leggere l’italiano. Non mancano ovviamente le prese in giro, specie dei colleghi italiani, le quali però producono solo delle fragorose risate. In cambio della consegna della penna del Cpt, o del caschetto portachiavi come del semplice berrettino arancione si riceve un sincero sorriso e un grazie molto sentito da parte di chi evidentemente non è abituato a ricevere. L’immancabile foto di gruppo chiude una giornata che è stata dedicata alla sensibilizzazione delle fasi lavorative dove si è cercato di far capire che il fulcro di tutto è la vita dell’operaio. “Tutti devono sentirsi responsabilizzati – ci confida il capo cantiere – se tutti prendono coscienza della loro importanza e del fatto che si può lavorare bene rispettando le norme allora la vita sarà più semplice per tutti, specie per me che ho il dovere di vigilare e spesso sono attraversato da lunghi brividi sulla schiena”. Il tempo dirà se le cose miglioreranno o meno, di certo rimane l’impegno che gli addetti ai lavori profondono ogni giorno sul cantiere per assicurare che tutti gli operai facciano ritorno a casa incolumi.

Rassegna stampa dell’evento:

Il cantiere multicolore_8_10_2010

Tags: